A piccoli passi

Anche quest’anno inizio con ottimi buoni propositi, e con il giusto slancio.

Il 2017 era iniziato con il primo sole dell’anno sul Monte Bianco, e proseguito con alcune escursioni nei primi mesi dell’anno. Poi, purtroppo, i mesi finali del mio dottorato prima, ed il carico di lavoro che è arrivato in seguito, hanno reso il resto dell’anno fotografico molto sterile per me, con rarissime eccezioni.

Il periodo natalizio, fortunamente, mi ha permesso di staccare un po’ dal lavoro e di svuotare la mente quel tanto che basta per tornare a riempirla con la fotografia. Dopo alcuni vani tentativi di uscite a cavallo del capodanno (una nuvolosa alba in spiaggia ed una sfumata escursione in collina), l’occasione per tornare a scattare è arrivata grazie a 2 colleghi (uno dei quali appassionato di fotografia), che mi hanno proposto di unirmi a loro in un trekking con ciaspole in Appennino con tanto di notte in rifugio. La scelta è ricaduta sul Rifugio Duca Degli Abruzzi, sulle rive del Lago Scaffaiolo, nel Parco Regionale del Corno alle Scale. Appena prima dell’Epifania e quindi pochi giorni prima di tornare al lavoro, ultima chance per ricaricare le batterie in mezzo alla natura e portare a casa qualche scatto (per me) inedito.

Per questo tipo di uscite è cruciale pianificare. Prenotate cena e pernottamento al rifugio, e trovato un noleggio per la ciaspole, ho studiato un percorso ad anello da effettuare in 2 giorni, cercando di includere diversi punti meritevoli di essere fotografati. L’idea è quella di partire in mattinata, raggiungere (e fotografare) le cascate del Dardagna e proseguire l’ascesa al Lago Scaffaiolo per godere del tramonto dal rifugio, o dal vicino Monte Cupolino. Se il tempo lo permette poi, una sessione di fotografia notturna sarebbe un’ottima atività per il dopo-cena, senza però esagerare per non accusare troppo la sveglia intorno alle 6 per fotografare l’alba. Dopo l’alba e la meritata colazione, di nuovo con le ciaspole ai piedi per raggiungere la croce di Punta Sofia, ed infine di nuovo una discesa per chiudere l’anello e rientrare a casa.

Ovviamente, nonostante una programmazione dettagliata, le cose non vanno MAI come progettato. Partiamo un po’ in ritardo rispetto ai piani, anche a causa della fila per il noleggio delle ciaspole. Il tempo, giù agli impianti di risalita (quota 1500m circa), è buono ma in vetta si vedono già parecchie nuvole. Decidiamo quindi di andare direttamente verso il rifugio, spostando la visita alle cascate per il giorno successivo. Perdiamo altro tempo prendendo confidenza con le ciaspole e tornando all’imbocco del sentiero CAI 329/129. La salita si rivela semplice nel primo tratto. Il tempo è buono e salvo qualche raffica di vento la camminata è piacevole.

Le premesse sono ottime

Ma, dopo una pausa per uno spuntino al Rifugio Le Malghe (1641m), il tempo peggiora decisamente. Le nuvole ci avvolgono e il vento aumenta d’intensità. La visibilità è pressoché nulla. Ci orientiamo e seguiamo la musica gracchiante e impastata che arriva da un vecchio altoparlante a tromba fissato ad un palo, messo lì per allietare gli sciatori più arditi che, nonostante il tempo pessimo, salgono fino a quota 1687m con la seggiovia “Direttissima”.

L’ultimo tratto è piuttosto impegnativo. Mentre nel primo tratto si seguiva un dolce sentiero tra i boschi, ora le uniche indicazione sono date da una serie di pali rossi conficcati nella neve e dalle lievi tracce di ciaspolatori che ci hanno preceduto. Anche la pendenza ora è elevata, e non è semplice camminare con le ciaspole senza posare male i piedi.

Raggiungiamo il rifugio Duca Degli Abruzzi (1775m) con visibilità nulla. Sconsolati entriamo e ci scaldiamo un po’, aspettando qualche spiraglio di luce. Fortunatamente, per una mezz’ora scarsa le nuvole si aprono e lasciano intravedere il paesaggio sottostante.

Rari spiragli

Il paesaggio alle spalle

Tuttavia questa sarà l’unica fotografia che riuscirò a portare a casa. Infatti dopo questi sfuggevoli momenti, il tempo peggiora nuovamente. Ceniamo (bene e abbondantemente) con un occhio fuori dalla finestra ma il tempo è inclemente. Niente sessione notturna, dunque. E dopo una nottata ristoratrice, la sveglia prima dell’alba ci riserva un’altra amara verità. Il tempo è ancora coperto, e piove. Dopo colazione decidiamo di affrontare il tempo avverso e scendiamo, per la via più veloce (cioè la stessa dell’andata), fino agli impianti di risalita in tempi record, arrivando però completamente zuppi e intirizziti. La visita alla cascata è fuori discussione, resta giusto il tempo di una sosta al bar per riscaldarci prima di ripartire verso casa.

In conclusione, esperienza da ripetere, sperando in un meteo migliore!

… buon proposito per il 2018: postare un po’ più frequentemente :D

(C) 2016 Giorgio Zattini.
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